Argómm Teatro
Liberamente ispirato al
Minotauro di Friedrich Dürrenmatt
Con: Francesco Mazza, Edy Quaggio
Testi originali: Edy Quaggio
Collaborazione artistica: Soraya Perez, Alessandra Serra
Foto: Eli Puglisi, Andrea Falchi
Adattamento e Regia: Francesco Mazza
Tutti i diversi sono diversi agli occhi del normale e tutti i normali
sono diversi agli occhi del diverso.
Il giudicare la diversità racchiude nel profondo dell'essere una
negatività.
Siamo tutti dei diversi.
Possiamo solamente intuire, percepire, immaginare vagamente l'essenza
del diverso; ma solamente cercando, conoscendo e forse accettando la nostra
stessa diversità, potremo avvicinarci a capire, condividere, consumare
l'essere.
Erigiamo steccati e muri per proteggerci gli uni dagli altri, entrambi
senza accorgerci che la materia di questi muri è costituita da
specchi, che riflettono all'infinito nient'altro che noi stessi, nascondendoci
chi sta dall'altra parte.
Minotauro nasce dalla necessità di scrutare la diversità
in tutte le sue angolazioni e sfaccettature.
Una scena quasi vuota: il labirinto, archetipo di un inconscio con cui
confrontarsi; incontrare l'altro, il mostro, scoprire qualcosa della vita
e dell'amore, perdersi nell'assoluto del fatale già segnato.
Solo pochi oggetti, due corridoi di luce, due attori che con l'uso del
corpo, della parola e del canto, restituiscono una forma arcaica di ritualità,
che attinge alla tradizione degli albanesi di Calabria, arbëreshe,
ed è legata agli eventi dell'uomo.
Nella sacralità del rito di amore e morte, il mistero rimane mistero.
Ogni gesto, ogni sguardo, è intriso di una domanda che, nell'impossibilità
di una definitiva soluzione, diviene il vortice che costituisce la vita.
Di nuovo, il labirinto.