La citta del sole

mercoledì 16, giovedì 17 e venerdi 18 ore 21
il crepuscolo della ragione in autodrammaturgia
con Moreno Agnella e Ruggero Dinoia
regia Francesco Mazza
musiche originali Eugenio Mazza
Scenografia Caterina Belloni
foto di scena Laura Beretta

Ispirato al romanzo “Sul filo del tempo”, di Marge Piercy ed. Eleuthera.
Si narra la storia di Connie, una portoricana di New York che vive una vita da emarginata.
Etichettata come ” malata di mente”, viene rinchiusa in manicomio. Connie è però sintonizzata sul futuro;
è in grado di comunicare con l’anno 2137 o forse solo di sognarlo, di immaginarlo vividamente come proiezione del presente.
La nostra riflessione si articola sul fatto che nell’immaginario attuale, la “concezione utopica”, ossia la capacità, la possibilità di immaginare altri mondi possibili, sia, almeno in “occidente”, ai suoi minimi storici.
Si è immersi in un “eterno presente”, in cui tutto sembra muoversi a velocità folle e ogni narrazione del mondo che provi ad essere esaustiva, universale, ricade su se stessa in un soffio: sogni che autoimplodono!
Una concezione dell’umano, un nuovo mondo per pochi eletti, dove la maggioranza della popolazione mondiale non sembra in grado di articolare immaginari differenti, capaci di contrastare questa visione di Uomo Nuovo.
Pensiamo che forse per conquistarsi il futuro, bisogna prima sognarlo.

Momo e Rojo immersi in uno spazio indefinito e surreale, nel bel mezzo di un trasloco, si pongono domande su Connie e con un indefinito e disperato ottimismo proiettano il loro presente dentro la storia stessa. Dapprima con cautela, poi sempre con più convinzione, incollano frammenti di vissuto, uno sopra l’altro, come manifesti sovrapposti che in una sorta di “Decollage”, ogni volta che se ne strappa un pezzetto si svela ancora un altro frammento, parziale, oscuro, nascosto, che li angoscia o li rende irragionevolmente euforici.
La ricerca protratta sempre di un gioco per continuare a darsi l’impressione di esistere, li spinge verso una Apocalisse esistenziale, verso la follia utopica che li trascina in un vortice emotivo tra presente e possibilità di futuro, che li fagocita totalmente e li consegna allo sfacelo del dubbio.

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