La Città Del Sole

THEATER ARBEIT PRESENTA

SABATO 3 DICEMBRE

ORE 21.00

PRESSO C.S.O.A. COX 18 Via Conchetta 18 MILANO

Argomm Teatro in

LA CITTA’ DEL SOLE
“il crepuscolo della ragione”

in autodrammaturgia
con Moreno Agnella e Ruggero Dinoia
coordinamento drammaturgico e regia Francesco Mazza
musiche originali Eugenio Mazza
Scenografia Caterina Belloni
Foto di scena Laura Beretta
Produzione Argòmm Teatro

Ispirato al romanzo “Sul filo del tempo”, di Marge Piercy ed. Eleuthera.

Si narra la storia di Connie, una portoricana di New York che vive una vita da emarginata.
Etichettata come ” malata di mente”, viene rinchiusa in manicomio. Connie è però sintonizzata sul futuro;
è in grado di comunicare con l’anno 2137 o forse solo di sognarlo, di immaginarlo vividamente come proiezione del presente.
Una riflessione sulla consapevolezza che nell’immaginario attuale, la “concezione utopica”, ossia la capacità, la possibilità di immaginare altri mondi possibili, sia, almeno in “occidente”, ai suoi minimi storici.
Si è immersi in un “eterno presente”, in cui tutto sembra muoversi a velocità folle e ogni narrazione del mondo che provi ad essere esaustiva, universale, ricade su se stessa in un soffio: sogni che autoimplodono!
Una concezione dell’umano, un nuovo mondo per pochi eletti, dove la maggioranza della popolazione mondiale non sembra in grado di articolare immaginari differenti, capaci di contrastare questa visione di Uomo Nuovo.
Pensiamo che forse per conquistarsi il futuro, bisogna prima sognarlo.
Momo e Rojo immersi in uno spazio indefinito e surreale, nel bel mezzo di un trasloco, si pongono domande su Connie e, con un indefinito e disperato ottimismo, proiettano il loro presente dentro la storia stessa. Dapprima con cautela, poi sempre con più convinzione, incollano frammenti di vissuto, uno sopra l’altro, come manifesti sovrapposti in una sorta di “Decollage”: ogni volta che se ne strappa un pezzetto si svela ancora un altro frammento, parziale, oscuro, nascosto, che li angoscia o li rende irragionevolmente euforici.
La ricerca protratta sempre di un gioco per continuare a darsi l’impressione di esistere, li spinge verso una Apocalisse esistenziale, verso la follia utopica che li trascina in un vortice emotivo tra presente e possibilità di futuro, che li fagocita totalmente e li consegna allo sfacelo del dubbio.

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